In corsa con le lancette

Che sia scandito da un prezioso Daytona o da un semplice Swatch,

quel che conta per l’appassionato di corse automobilistiche Gianni Giudici

è «fare il tempo», cioè battere in velocità l’orologio

di Massimiliano Cocchi

II mio orologio preferito è il Rolex Daytona… Daytona… Daytona». Per rompere il ghiaccio appena seduti a tavola la conversazione inizia con la più banale delle domande, ma nel suo scandire in modo lento e profondo il modello di quell’orologio è chiaro che, in pochi secondi, siamo già arrivati al cuore della sua passione: l’orologeria per lui è legata in modo indissolubile al mondo delle corse. Ha gareggiato in quasi tutte le categorie, su qualunque tipo di auto in tutti gli angoli del mondo, e il modello che lo affascina di più non può essere che quello dedicato alla celebre 24 ore di Daytona, da lui vissuta come protagonista. «Ho corso in quella gara ed è un’esperienza assolutamente indimenticabile, ecco perché avevo un’intera collezione di Rolex Daytona». Non puoi cenare con Gianni Giudici, imprenditore e pilota di lunga data, e sperare che non parli subito di auto, corse, piloti, mi avevano avvertito in effetti colleghi ben informati. Poi di colpo lui si blocca e aggiunge: «L’orologio che mi affascina di più, comunque, è lo Swatch». Lascia cadere questa affermazione che non ti aspetti da un collezionista come lui, e attende per vedere la reazione dell’interlocutore. È ovvio che la sua affermazione nasconde molto più di quel che le parole significano, e lo si capisce dall’orologio che ha scelto di indossare per questa intervista: un Tag Heuer Carrera Automatico con cassa e cinturino in acciaio. Eleganza sportiva, da intenditore.

La passione di Gianni Giudici

 per gli orologi è legata in modo indissolubile

al mondo delle gare .

In primo piano l’auto del pilota Andrea Larini a bordo dell’Alfa Romeo Giulietta  della Scuderia Giudici.

«Lo Swatch è essenziale, funziona, e con una manciata di euro si può comprare un orologio che segna l’ora esattamente come tutti gli altri», aggiunge, prima di fare un’altra pausa di attesa, «in fondo quando sei in macchina il tempo scorre uguale per tutti, sia che tu abbia al polso un Rolex, sia che tu abbia al polso un pezzo di plastica». Eccola l’essenza del suo rapporto con il tempo. Un pilota come lui ha solo un modo per concepirlo: «Quando sei nell’abitacolo non conta quello che indossi, il tempo è comunque il tuo nemico; leggerlo nell’orologio più costoso del mondo non cambierà il tuo risultato». Fare il tempo nel gergo del pilota significa raggiungere la prestazione, e per il Gianni Giudici pilota è l’unica cosa che conta, il resto è solo una questione di forma. «Scelgo l’orologio in base al mio abbigliamento, ma in questo periodo indosso solo Oris, il marchio svizzero che ha scelto di accompagnarmi nelle corse per la stagione 2016. Sono massicci, ma dalle linee essenziali, proprio come piacciono a me».

Gianni giudici alla scrivania nel suo quartier generale di Abbiategrasso.

Gianni Giudici a bordo della BMW M3 e92 Superstars.

Una questione di pertinenza, di gusto, ma anche di umore. «Certo, scelgo l’orologio anche in base all’umore o alla giornata che mi aspetta. Dipende da come ti senti, dalla parte che devi interpretare in quella giornata». Di orologi Giudici ne ha circa un centinaio, ma da quando ha subito il furto della sua collezione di Rolex Daytona, erano una cinquantina, non ha più acquistato pezzi importanti. «Il valore dell’orologio, per me, oggi, non è più dato dal prezzo. Crescendo ho cambiato il mio modo di guardare a questo oggetto». Quasi come se avesse voluto togliersi la maschera del pilota ora viene alla ribalta l’uomo, l’imprenditore. «Il primo orologio che ho posseduto me l’ha regalato mio padre; poi il mio rapporto con questi oggetti si è sviluppato attraverso i romanzi che leggevo, come il Patek Philippe Nautilus ispirato alle avventure di Ventimila Leghe sotto i mari. Chiude la riflessione in modo amaro: «Proseguendo con gli anni, l’orologio è diventato uno status symbol: più era costoso più lo mostravi. Oggi non è più così, il lusso è stato in qualche modo criminalizzato. Di recente ho rifiutato di acquistare un modello unico (di cui, nonostante le insistenze, non vuole fare il nome, ndr) legato a un grande nome dell’automobilismo: il prezzo era decisamente eccessivo».

Fare il tempo nel gergo del pilota significa raggiungere la prestazione

Orologi e auto da corsa,

una passione condivisa con gli amici di sempre.

Franz Botré, al volante di una Lotus Evora GT4 con al polso il Tazio  Nuvolari Grand Prix di Eberhard & Co. Gianni Giudici indossa un Rolex Cosmograph Daytona.

Gianni Giudici accanto a una Ford Taurus da Nascar nel suo museo Cafè Velocità di Abbiategrasso

Oggi per Giudici l’orologio ha «solamente una funzione estetica». Che spiega così: «Continuo a essere attratto dal design e dalle cromie, preferisco gli orologi con la cassa rotonda dalle linee essenziali di un Iwc piuttosto che i quadranti esagonali con troppi spigoli». Le sue parole chiave sono pulizia e sobrietà. «Da questo punto di vista mi ritrovo nella concezione di design portata avanti da Steve Jobs: tutto quello che non serve va eliminato. Succede così anche nelle auto, tutto ciò che è superfluo va tolto, così non si può rompere». La passione di Gianni Giudici per gli orologi sta esattamente in questa dicotomia: da una parte c’è l’orologio come strumento funzionale, dall’altra c’è l’oggetto che con i suoi materiali e i suoi colori appaga i sensi.…PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE