Sradichiamo il falso

In principio era la spiaggia, oggi il mercato della contraffazione

ha un’altra piazza importante, il web. Un business che viaggia

su scala mondiale e che arriva nelle mani  della criminalità organizzata.

Per Mario Peserico, presidente di Assorologi, i primi complici

inconsapevoli  sono i clienti. Ecco come difendersi dai tarocchi

testo di Ugo Bertone

Alcuni magistrati sono bravissimi e fanno miracoli, nonostante la carenza di mezzi, consapevoli della minaccia non solo economica dell’industria del falso. Altri sono più sensibili ad altri richiami culturali: i marchi, secondo loro, guadagnano già molto. Di qui alcune sentenze, diciamo così, all’insegna della clemenza». Insomma, spiega Mario Peserico, presidente di Assorologi, «manca l’uniformità di giudizio», con il risultato che non sempre viene contestato il reato di associazione a delinquere. «Credo che le cose potrebbero migliorare», continua Peserico, «se si concentrassero le competenze, ovvero si riducesse il numero di chi se ne occupa. In Francia, a occuparsi di questo reato, è solo il tribunale di Parigi. In Italia basterebbero 6-7 procure nei territori più sensibili per avere una tutela più uniforme ed efficace». Eppure, pur tra non poche difficoltà, la battaglia contro chi copia avanza anche in Italia, il Paese europeo più coinvolto nell’industria del falso. Una recente sentenza del tribunale di Milano (14770/2015) per esempio non si è limitata a condannare gli autori della contraffazione a danno di Manuale, l’orologio creato da Gagà Milano, ma ha voluto riconoscere all’azienda colpita anche il danno subìto «per effetto del traino parassitario» ottenuto sfruttando gli investimenti pubblicitari effettuati dal creatore.

Mario Peserico, presidente di Assorologi, Associazione italiana produttori e distributori orologeria: diverse le attività in cui è impegnata, tra le quali la lotta alla

contraffazione.

Le copie del Franck Muller Cintrée Curvex, del Rolex Submariner, Panerai Luminor e Jaeger-LeCoultre Reverso. Un occhio attento può riconoscere un falso: il quadrante per esempio, per quanto simile all’originale avrà sempre dei difetti.

Oltre a confermare che registrare design e marchi porta valore all’azienda e «permette di ottenere risarcimenti in caso di imitazioni». Una sentenza «senz’altro interessante», commenta Peserico. Ma è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno in costante evoluzione, ammonisce il presidente: «Siamo ormai alle prese con falsi sofisticati da 3-400 euro piazzati via web. Il problema non si limita più al falso da spiaggia». Domanda. Ma quanto vale davvero il mercato del falso? Risposta. È un fenomeno difficile da quantificare, anche perché ormai viaggia su scala mondiale attraverso Internet. Due anni fa noi di Assorologi abbiamo condotto un’indagine sui siti della Grande Rete, prendendo in considerazione le prime 500 posizioni su Google. Ebbene, l’offerta del 70 per cento dei siti risultò composta da contraffazioni. L’indagine ci consentì di oscurare 112 siti con un’offerta potenziale per 300 milioni di euro, più o meno un terzo dell’import italiano di un anno.

Un occhio attento può riconoscere un falso: il quadrante per esempio, per quanto simile all’originale avrà sempre dei difetti. – Mario Peserico

D. Un business enorme…
R. Nelle mani della criminalità organizzata che ne ha colto i vantaggi: i grandi profitti, perché la contraffazione certe volte rende più della droga. E i minori rischi, a fronte di un minor allarme sociale. Anche il terrorismo ha preso atto che il metodo più rapido per finanziare un’organizzazione illecita passa per la contraffazione, come hanno dimostrato le indagini in Francia e in Belgio.
D. I clienti sono i complici, spesso inconsapevoli, della contraffazione. Come si fa a riconoscere il tarocco?
R. Per prima cosa bisogna togliersi dalla testa l’illusione del grande affare. I due elementi che devono mettere in guardia l’ingenuo sono il prezzo e la quantità di pezzi in offerta. Quando sono troppo distanti dal listino ufficiale, il sospetto è d’obbligo. Senza dimenticare che ci sono vari tipi di contraffazione: di marchio, di modello, di brevetto, di provenienza geografica e così via.
D. Ma ci sono le avvertenze per non cadere in trappola?
R. Il vademecum del consumatore che si può scaricare dal sito assorologi.it offre alcuni consigli. Controllare innanzitutto il quadrante: un orologio falso può assomigliare all’originale ma avrà alcuni piccoli difetti, come macchie o un diverso stile delle lancette. La seconda cosa da fare è individuare il numero di serie: la maggior parte dei produttori di qualità scrive questi numeri con punte di diamante. Sempre riconoscibili. Le repliche presentano in genere numeri scritti con il procedimento della sabbiatura, quindi meno chiari. Attenzione anche alla piastra posteriore che dev’essere esente da difetti, all’ortografia delle scritte e al movimento delle lancette: nell’orologio di qualità è sempre fluido, mai a scatti.…PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE