Arte a Orologeria

Lo scorrere delle ore, dei minuti e dei secondi, in un dialogo
tra rappresentazione cinematografica e realtà.
Così è The Clock, un’installazione regolata in tempo reale
dal genio creativo di Christian Marclay

testo di Stefano Salis

 mezzanotte il Big Ben di Londra, l’orologio pubblico più famoso del mondo, esplode in un fascinoso, liberatorio, irresistibile vortice di tritolo e fuochi d’artificio sulle roboanti note del finale dell’Ouverture 1812 di Čajkovskij. È la scena finale di V per vendetta: il popolo, impersonato dalle maschere ghignanti di Guy Fawkes, può scoprirsi il volto e vedere un nuovo futuro. Alle 14.45, su un altro orologio, quello di un grattacielo newyorchese, Harold Lloyd approfitta della posizione quasi orizzontale delle lancette per aggrapparsi e non cadere nel vuoto (Safety Last, anzi, meglio Preferisco l’ascensore, 1923). E sono le 2 esatte del mattino quando Marcello, ne La dolce vita di Fellini, guarda l’orologio e torna in albergo disilluso a meditare sulla vita… Ecco: tutte queste volte, probabilmente, ci avete fatto caso. Il vostro occhio, infatti, è stato guidato dal regista, in maniera diretta, su quel preciso momento; sul segno che le lancette indicano nel quadrante, sull’istante fatidico.

Alcuni frame tratti da «The Clock»: l’ora proiettata sullo schermo, corrisponde all’ora in sala.

Alcuni frame tratti da «The Clock»: l’ora proiettata sullo schermo, corrisponde all’ora in sala.

Alcuni frame tratti da «The Clock»: l’ora proiettata sullo schermo, corrisponde all’ora in sala.

Christian Marclay – l’artista 

I fotogrammi ripresi da singoli film sono stati assemblati in maniera sapiente
al fine di scandire in modo esatto ogni momento della giornata

Ma, quasi certamente, per esempio, non sapete che quando Christopher Walken consegna a Bruce Willis l’orologio da taschino in oro che fu del padre e del nonno e del bisnonno, nel famoso monologo di Pulp Fiction, il prezioso oggetto segna le 11.46; o che quando Marlon Brando in Fronte del porto va al lavoro insanguinato sono le 7.09 del mattino, e, esattamente un’ora dopo, alle 8.09 a qualcuno piace annusare «l’odore del napalm al mattino», proprio prima dell’Apocalisse. Ancora: alle 12.05 Richard Gere, l’American Gigolò, è quasi pronto, orologio riflesso dallo specchio con le righe di coca, alla sua singolare missione; sono le 20.51 quando Hannibal Lecter cucina il cervello della sua ennesima vittima; e alle 22.25 James Woods e Robert De Niro hanno la loro celebre, malinconica, conversazione esistenziale in C’era una volta in America. Infine: sono le 13.44 quando Sally, in un ristorante di New York, mostra a Harry come le donne possano simulare un orgasmo in qualsiasi momento: anche di fronte a un pezzo di torta. La strepitosa battuta finale della scena, invece, la ricorderete bene: la pronuncia un’attempata lady al tavolo accanto alla cameriera in attesa: «Prendo lo stesso che ha preso la signora». Cinema e tempo, fusi insieme a formare un’unica opera d’arte. Stiamo parlando di un’installazione capolavoro dell’artista Christian Marclay che qualche anno fa ha vinto il Leone d’oro alla Biennale di Venezia e che non smette di ricordarci quanto sia intenso il rapporto fra l’arte e il tempo. Anzi, di quanto l’arte non abbia mai smesso di rappresentare un tentativo sublime di oltrepassare (e ingannare, in senso nobile) il tempo.……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

Alcuni frame tratti da «The Clock»: l’ora proiettata sullo schermo, corrisponde all’ora in sala.

Alcuni frame tratti da «The Clock»: l’ora proiettata sullo schermo, corrisponde all’ora in sala.

Alcuni frame tratti da «The Clock»: l’ora proiettata sullo schermo, corrisponde all’ora in sala.

Unire tempo della storia e tempo del racconto

«The Clock», opera installazione di Christian Marclay, vincitrice del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2011.