Custodi di polso

Il museo di Audemars Piguet apre le sue porte in esclusiva
a «Kairós» per raccontare gli oltre 140 anni
di storia della Maison di Le Brassus, ancora saldamente nelle
mani dei discendenti dei fondatori

testo di Alessandro Botré foto di Roberto Sorrentino

Il villaggio di Le Brassus sorge nella Svizzera occidentale, Canton Vaud, ai confini con la Francia. Adagiato nella Vallée de Joux, deve il suo nome al torrente Orbe, che arriva dalla terra dei Galli e, dopo averlo lambito, si getta nel lago di Joux, per poi entrare sotto terra e risorgere nelle grotte di Vallorbe. Questa zona del torrente in antichità era detta in francese Le bras (il braccio) dessus (di sopra), cioè al di sopra del braccio del torrente: Le Brassus, appunto. Pochi metri sopra l’Orbe, che scorre da sud-ovest a nord-est, una foresta di abeti veglia la frontiera con la Francia. Abete, dalla radice indoeuropea Abh, sgorgare: l’albero sacro che sgorga resina. Allo stesso modo qui, nei secoli, è sgorgata la sapienza orologiera. D’estate ci si dedicava ai campi e alle vacche, mentre durante i lunghi mesi d’inverno, come monaci benedettini, alla luce di candele ci si dedicava a costruire orologi, con fuori dalla porta metri di neve.

L’ultimo modello di Audemars Piguet restaurato da Angelo Manzoni Tasca risalente al 1899.

Orologio da tasca Audemars Frères, antica manifattura di Le Brassus non legata ad Audemars Piguet, realizzato tra il 1900 e il 1910.
 1900 e il 1910.

Il custode di tutti i segreti della Maison

MUSEO  – Audemars Piguet

L’archivio si trova all’interno del laboratorio del restauro. Nei registri sono indicati i componenti e le descrizioni dei movimenti dal 1880 agli anni 40 circa, in modo da  permettere il restauro dei modelli del passato: tanto quelli del museo quanto quelli inviati dai clienti.

È qui, nell’Arco del Giura, che ci sono le competenze, i fornitori, i marchi. Tra cui Audemars Piguet. È qui che Jules Audemars ed Edward Piguet lavoravano, ed è qui che fondarono la loro Maison nel 1875. Al momento della costituzione della compagnia, Piguet contribuì al capitale con 10mila franchi svizzeri, mentre Audemars, che non aveva abbastanza denaro, portò 17 orologi da tasca dalla sua collezione personale. La famiglia Piguet era una delle più antiche della Vallée: sono qui da 750 anni, e oggi l’azienda è ancora nelle mani dei discendenti: il presidente del consiglio d’amministrazione è Jasmine Audemars, mentre Olivier Audemars (discendente della famiglia Piguet) è il vicepresidente. Inizialmente, ben prima di allora, gli orologiai della valle non erano indipendenti, non potevano decidere cosa fare nei loro orologi: c’era una società a Berna che diceva loro che parti dei meccanismi potevano produrre.

Gérald Genta, la mente del Royal Oak

Il primo modello di Royal Oak del ’72 accanto a una gigantografia del suo creatore: Gérald Genta.

Più tardi, intorno al 1780, gli orologiai di questa regione combatterono per diventare indipendenti e fondarono la loro società, grazie alla quale poterono costituire aziende e ultimare gli orologi. Louis Audemars era uno di loro, un visionario: sognava di avere tutti i diversi artigiani a lavorare sotto lo stesso tetto e di creare la propria Casa. E così ha fatto. I 140 anni di storia dell’azienda (ma con alcuni pezzi si va ancora più indietro) si possono vivere fra le stanze del museo a Le Brassus, che sorge nell’edificio dove i padri lavoravano. Dal segnatempo più antico del museo, del 1769, a cronografi del 1885 che riuscivano già a contare il quarto di secondo, dalle sfide per la miniaturizzazione dei meccanismi complicati alle suonerie dei ripetizione minuti e alle decorazioni che avevano tre funzioni: estetiche, funzionali e religiose.

Precisione maniacale per custodire i segreti del tempo

La descrizione di alcuni modelli di metà ’800 in uno dei registri dove sono stati annotati a mano tutti i pezzi. Questi  registri costituiscono un tesoro per l’azienda, dunque vengono toccati con i guanti per non rischiare di rovinarli.

Quegli orologiai erano infatti protestanti molto credenti e pensavano che Dio li avrebbe giudicati e avrebbe apprezzato molto il loro lavoro. Dai pazzi anni 20, quando le manifatture erano in competizione per fare orologi sempre più piccoli, alla nascita del Royal Oak nel 1972, su disegno di Gérald Genta: sportivoma ancora elegante, impermeabile, tutto in acciaio inossidabile. All’inizio non fu un successo ma grazie all’Italia divenne l’orologio iconico di Audemars. Seguono due affascinanti laboratori: nel primo gli artigiani realizzano i tourbillon, 60 all’anno (su una produzione dichiarata di 35mila orologi), mentre nel secondo, all’ultimo piano, in linea con le cime degli abeti, c’è l’atelier dove lavoravano i fondatori e dove oggi i maestri Francisco, spagnolo, e Angelo, italiano, restaurano antichi orologi del museo o dei clienti..……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

Tavolino da orologiaio del 1850 circa.

Schizzi tecnici e la scala cromatica delle lancette.

Gli scaffali dell’archivio all’interno del museo.