Il Cobra d’acciaio ha vinto

Prova superata per il cronografo Capeland Shelby Cobra di Baume & Mercier: imbullonato a un cerchione di una Maserati Trofeo, ha corso a Monza per oltre 50 minuti sfidando leggi fisiche e temperature infernali

testo di Mauro Coppini foto di Alessandro Rossi

osserva il tempo con crudele distacco. Lo taglia in fette sempre più sottili come una affettatrice senza pietà: l’orologio, implacabile testimone di avvenimenti che in nessun modo intaccano la sua corazza di indifferenza. Non esprime giudizi ma si accontenta di disporli in una interminabile fila all’interno della quale ogni gerarchia perde significato. Per una volta abbiamo tentato di sottrarre l’orologio alla sua neutralità per immergerlo in un universo di velocità. Quella velocità che, all’interno del suo quadrante, finisce per perdere ogni drammaticità. Sottoponendolo a una sorta di supplizio medievale e sperando così di intaccare almeno per una volta la sua ostentata superiorità. Sottraendolo dal rassicurante tepore del polso del suo proprietario per imprigionarlo all’interno del mozzo di una ruota di un’auto da corsa. Quasi a ricordargli che, nonostante la smisurata presunzione che lo spinge a identificarsi nel «primo motore immobile» di aristotelica memoria, rimane pur sempre una macchina che per quanto sofisticata, almeno quanto l’auto che lo metterà alla prova, è pur sempre una macchina con tutte le fragilità che questo comporta. In un primo tempo l’orologio non si è preoccupato più di tanto. È stato protagonista di imprese spaziali, è sceso nelle profondità dell’oceano, ha condiviso con l’uomo che lo porta al polso le attività sportive più rischiose.

La Maserati della Scuderia Giudici in versione Trofeo

La mano del tecnico che inserisce l’orologio nell’alloggiamento in alluminio e plexiglas creato apposta per la prova.

Il tecnico monta la ruota posteriore destra sul mozzo della Maserati

Prima che l’auto scendesse sul circuito, abbiamo annotato l’ora per poter verificare il regolare funzionamento dell’orologio a gara finita

Il fianco posteriore destro della Maserati con l’orologio ben visibile al centro del cerchione.

La vettura ferma durante la breve sosta ci permette di dare un’occhiata alle condizioni dell’orologio, che non pare aver subito danni.

La Maserati Trofeo impegnata con una più prestazionale Lamborghini Huracán.

Un ’occhiata alle condizioni dell’orologio, che non pare aver subito danni.

L’estrazione del Baume & Mercier, che verrà in seguito sottoposto ai test

Baume & Mercier Capeland Shelby Cobra incassato nella sua scatola pronto a scendere sul tracciato di Monza

Eppure un’esperienza così non se la aspettava proprio. «Crocifisso» al mozzo di una ruota che a velocità nell’ordine dei 280 km/h compie 3mila rivoluzioni al minuto, sottoposto alle accelerazioni verticali che si sviluppano nel passaggio sui cordoli, ormai abituale in competizione perché imposto dalla necessità di cogliere la traiettoria più favorevole, quando le sollecitazioni, pur filtrate dai gruppi molla-ammortizzatore, arrivano a superare di sei volte l’accelerazione di gravità. E lo stesso si può dire per la forza centrifuga che si sviluppa in conseguenza delle caratteristiche della vettura e della elevata aderenza garantita dagli pneumatici da competizione. Il tutto in un ambiente arroventato dal calore sprigionato da un impianto frenante che comporta temperature di esercizio di 500 gradi e oltre a cui si sommano gli effetti dello «speed effect» per il quale la ciclica deformazione dello pneumatico, dalla quale origina la sua impronta a terra in corrispondenza della pista, si trasforma in un’altra fonte di calore. Dal punto di vista delle forze in campo qualcosa di molto simile a un frullatore. E in questo frullatore abbiamo precipitato un oggetto apparentemente fragile come un orologio di precisione. Meccanismo complesso che fa del mantenimento delle rispettive tolleranze tra le varie componenti il segreto della sua efficienza

La Maserati Trofeo di Gianni Giudici in gara a Monza &

Baume & Mercier Capeland Shelby Cobra sulla ruota posteriore

In altre parole eravamo certi di aver individuato Un sistema di riferimento immutabile rispetto al variare delle condizioni al contorno: lo spazio per il missile, il tempo per l’orologio. È il bilanciere, infatti, con la costanza delle sue oscillazioni tenute in vita dalla molla di carico attraverso l’ancora che ne centellina lo sforzo, a fare del tempo un valore assoluto, difendendolo da ogni perturbazione esterna. Il problema sono gli attriti, facilmente neutralizzabili in presenza di campi di forza contenuti ma micidiali nel nostro caso. Perché, per miniaturizzati che siano, gli elementi che compongono il sistema hanno pur sempre una massa e quando a questa si applica una forza si genera un’accelerazione che influisce necessariamente sugli attriti di parti oscillanti o rotanti. In realtà il nostro orologio non ha tenuto in nessun conto le nostre elucubrazioni e si è fatto subito gioco della nostra perfidia derubricata al balbettio di monelli da strada. Il confronto tra la staticità dei box e una prova in pista, montato sulla vettura, condannato a una drammatica dinamicità, non ha denunciato scostamenti. È bastato toglierlo dalla teca volante in cui era prigioniero per riascoltare il suo rassicurante ticchettio. Lo abbiamo subito riallacciato al polso non senza avvertire un certo senso di colpa che, siamo sicuri, ci perseguiterà per molto tempo.

Baume & Mercier Capeland Shelby Cobra e il pannello di controllo della Maserati

Il Cobra è stato realizzato in soli 1965 esemplari

Fu Laurent Ferrier, uomo che ha scelto di dividere la sua vita fra due passioni, l’orologeria e il motorsport, a ideare nel 1980 questo diabolico esperimento. In gara alla 24 Ore di Le Mans, decise di incastrare un orologio Riviera, allora modello di punta di Baume & Mercier, alla ruota anteriore sinistra della sua Bmw M1 per testarne la resistenza. Fu un successo, ma solo per l’orologio, che sopravvisse alla macchina, ritirata per un guasto alla quindicesima ora di gara. Il Riviera, invece, non perse neanche un secondo. A farci venire voglia di ripetere il test è stato un ritaglio di giornale dell’epoca custodito in redazione (a destra). Quando si è trattato di scegliere la nostra «vittima» è stato facile, il Baume & Mercier Capeland automatico edizione Shelby Cobra ci è sembrato il più adatto a una sfida in pista, dato il forte richiamo alla sportiva americana che negli anni 60 ha trionfato in tutte le più importanti gare automobilistiche: cronografo con quadrante blu notte abbinato a indici tachimetrici e a lancette cronografiche color giallo dei minuti (alle 3) e delle ore (alle 6). Cromie simbolo della vettura che negli anni 60 Allen Grant portò al successo..……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

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