La mia storia ha preso il volo

Dall’eroico caccia Fiat G.50 Freccia pilotato dal padre

alla turbina dell’intercettore supersonico F-104.

Così Francesco Calamai ha forgiato il suo orologio

DI ALESSANDRO BOTRÉ

Francesco Calamai, di Prato, ha la passione del volo, ma anche quella del tempo. La prima la sfoga da quando aveva 24 anni, e cioè da quattro decenni, librandosi ai comandi di svariati apparecchi; attualmente di un Pioneer 330, aeroplanino acrobatico con cui ama fare le capriole («Le acrobazie sono un’altra cosa», precisa). La seconda c’è l’ha perché concepisce l’orologio come un qualcosa che serve sì a vedere l’ora, ma anche a rappresentare noi, a rivelare chi siamo, e naturalmente a ricordarci un momento particolare della nostra vita. Ecco perché un giorno ha deciso di farsi da solo l’orologio che ha sempre cercato, ma che non ha mai trovato. Il segnatempo avrebbe dovuto avere delle funzioni atte al volo sportivo che lui pratica: primo una leggibilità ottimale, secondo una lunetta girevole per poter navigare anche solo con l’orologio e la bussola.

Alcune fasi di lavorazione dell’orologio: dalla fusione della turbina di un F 104 Starfighter.

Per ultimo, l’oggetto doveva significare qualcosa, oltre a essere estetico. Per questo ultimo motivo Calamai ha deciso di ricavare la cassa dalla fusione di una turbina di un F-104 Starfighter, intercettore supersonico dismesso dall’Aeronautica militare nel 2004 dopo 50 anni di servizio. A fornire energia al progetto, la benzina più potente che ci sia: il sangue che scorre nelle vene stesse di Calamai. Suo padre, classe 1911, si chiamava Giosuè Calamai ed era un pilota da caccia che combatté nella Guerra di Spagna (10 dicembre 1937 – 15 settembre 1938) con i biplani Fiat Cr.32 della squadriglia del grande Ernesto Botto, detto «Gamba di ferro» per una ferita di combattimento, e nella Battaglia d’Inghilterra (20 giugno ’40 – 23 marzo ’41) con il monoplano Fiat G.50 Freccia, guadagnandosi le medaglie di Bronzo e d’Argento al Valor militare. Tempi duri per le aquile italiane: se in Spagna alla nostra Aviazione legionaria andò bene nonostante l’inferiorità rispetto ai velivoli nemici, e malgrado l’individualità dei piloti prevalesse sulla volontà di sfruttare la situazione per affinare le tecniche di combattimento in una guerra aerea moderna (come fecero i tedeschi e la controparte), altrettanto non si può dire della Battaglia d’Inghilterra.

Giosuè Calamai  durante la Battaglia d’Inghilterra, con il suo caccia Fiat G.50

Il Corpo aereo italiano opponeva superomisticamente ai moderni Hurricane e Spitfire inglesi l’obsoleto biplano Cr.42 e il menzionato G.50, il quale nonostante fosse più avanzato del primo era ad abitacolo scoperto, senza ossigeno, senza radio e con velocità, maneggevolezza, armamento, autonomia e tangenza nettamente inferiori. Un giorno, tornando verso la base di Maldegem (Belgio) furono graziati da una squadriglia di Spitfire: i piloti inglesi, visti i mezzi con cui volavano gli italiani, non aprirono il fuoco e li lasciarono andare. In onore a suo padre e a quei guerrieri dei cieli, oggi Francesco Calamai dedica i suoi orologi al G.50, che denomina i due modelli: G.50 Cronografo e G.50 Solotempo, automatici e disponibili con quadrante bianco o nero.

Calamai racconta la cassa di derivazione aeronautica: «A Roma ho trovato una sorta di rottamatore di aerei, da cui ho comprato i dischi della turbina di un F-104. Gli ho fatti fondere in microfusione a cera persa dalla Microfound Ats di Reggio Emilia, ricavandone poi le forme delle casse. Ecco, se tutte le mattine mi metto al polso un orologio con la turbina di un F-104, pensando al rischio che correva il pilota ogni volta che decollava per la sua missione con questo jet detto “fabbricavedove”, faccio il mio dovere con un altro spirito».……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

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Alcune fasi di lavorazione dell’orologio: dalla fusione della turbina di un F 104 Starfighter.