Passione a cinque Stelle

Sandro Fratini ha una raccolta di duemila pezzi,
anche milionari. Il suo entusiasmo per
l’orologeria è tale da averlo applicato all’hôtellerie

testo di Stefano Zurlo

Questi quadranti», esclamava Tommaso Landolfi nell’incipit del suo fantascientifico romanzo Cancroregina. «Questi quadranti», ripete in estasi Sandro Fratini davanti alla strepitosa collezione messa su in una vita di ricerca e passione. Duemila pezzi, un’immersione nell’atmosfera più aristocratica ed elegante del secondo Dopoguerra, i grandi marchi dell’orologeria che si superano diventando modelli unici. Fratini ha 62 anni, solide radici fiorentine e la capacità innata dei toscani cresciuti a pane e Rinascimento di coniugare l’occhio e il portafoglio, business ed estetica. Motore delle attività di famiglia è la produzione dei jeans, sotto il marchio Rifle; poi ci sono gli hotel, nove, a formare il piccolo gruppo Why the best. Ma non basta, perché Fratini ha un terzo passatempo: inseguire il tempo. Letteralmente: da un capo all’altro del mondo per assicurarsi i Patek Philippe, i Vacheron Constantin, i Rolex. «Ho cominciato a nove anni, quando mio zio mi regalò per la comunione un Longines. Era, a vederlo col senno di poi, un prodotto modesto: non d’oro, ma placcato in oro. Però quel giorno scattò l’innamoramento». Difficile spiegare l’alchimia di quella folgorazione e però il sacro fuoco crepita su una tradizione secolare di stupore, rigore e creatività. Giotto, Brunelleschi, gli esperimenti della scienza galileiana.

L’Orologio dell’Hotel Why the Best a Firenze. La catena di alberghi, presente anche a Venezia, è arredata a tema orologiero.

Un bagaglio straordinario che forse spiega la sfida suprema di un’esistenza votata a catturare il tempo. «Ho iniziato a fare sul serio verso i 30 anni, quando il portafoglio si è trasformato nel mio migliore alleato». Parte così una caccia furiosa, implacabile a pezzi rigorosamente vintage: «Fra il 1945 e il1955 le grandi Case hanno creato esemplari meravigliosi, irripetibili. C’è l’appagamento dettato dai colori, dalle forme, dalle geometrie. E poi c’è l’ammirazione per la sapienza messa in campo da quegli artigiani. Ecco un sontuoso Patek Philippe col quadrante in smalti policromi che raffigura Asia, Africa ed Europa». Un incanto. Come quell’altro Patek con le ore del mondo, doppia corona e quadrante in smalto blu. E quel Philippe sul cui quadrante respira una foresta tropicale dopo la pioggia, e quel Rolex dai cui ingranaggi sbuca un terribile drago. «Vede, i modelli vintage sono un susseguirsi di sensazioni uniche. Vieni conquistato dalla cassa, dal meccanismo, da tutto l’insieme, dalla perizia di maestri che magari buttavano via dieci pezzi per realizzare l’orologio che desideravano. Ma poi quello che ti seduce irresistibilmente è il quadrante. Un’esplosione di disegni, di tonalità. I modelli vintage non ti stancano mai. Ti riscaldano il cuore e le tecniche usate non mostrano l’usura del tempo. L’esatto contrario di quel che mi succede con le auto d’epoca: ne ho 35. Ferrari e Porsche, anzitutto. Macchine bellissime, ma in quel caso senti la distanza e vedi che le soluzioni adottate sono inesorabilmente datate.

Cioccolatini a tema.

La camera Deluxe dell’O di Venezia.

Sandro Fratini, con al polso un Rolex Gmt in oro bianco.

La hall nell’O di Firenze.

Il bagno della suite affacciata sul Canal Grande

Del resto quelle automobili sono per me solo un investimento speculativo. Per avere quegli orologi ho fatto di tutto, investigando, spostandomi, mandando emissari ovunque». Trattative delicate, voci e adrenalina. «Una volta il tamtam mi ha portato a Cuba: girava voce che la vedova di un generale di Fidel, fucilato chissà per quale ragione,  conservasse un magnifico cronografo. Alla fine mi sono presentato e lei ha aperto una scatola di biscotti. Dentro c’era un cronografo a doppio pulsante di una bellezza sconvolgente. La donna mi ha chiesto 10mila dollari, ma mi sembrava di essere un usuraio e gliene ho dati 50. Oggi quell’orologio ne vale almeno 800mila. In un’altra occasione il tesoro, un Patek smaltato di blu, era nelle mani di una farmacista di Bucarest che pare fosse stata l’amante di Ceausescu. L’accordo si è chiuso a 850mila euro, ma oggi sul mercato quell’orologio supera i due milioni di euro. Del resto i miei pezzi più pregiati viaggiano su quelle cifre: due tre milioni di euro». Peccato siano blindati nelle cassette di sicurezza di diverse banche, ma qualcosa è visibile. Due degli alberghi del gruppo, gli hotel L’O di Firenze e Venezia, hanno camere e spazi comuni accessoriati come il laboratorio di un orologiaio. A Firenze, in linea con il rigore e le geometrie della città, siamo nel mondo Rolex. A Venezia, più sfrontata e colorata, dominano gli Audemars Piguet. E la favola arriva fino al dettaglio: i rubinetti sono le corone degli orologi e gli specchi sono le ghiere.………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

Camere e spazi comuni accessoriati come il laboratorio di un orologiaio

La camera Deluxe dell’O di Venezia

Dall’alto: la hall di Venezia e la camera Deluxe dello stesso hotel che presenta materiali tipici della città, come la pietra d’Istria e il cocciopesto.