Ritorno al passato in 3D

Dal 1755 Vacheron Constantin è nel cuore
di Ginevra e dal 1875 sempre nello stesso edificio, oggi
custode del Patrimonio del marchio.
Kairós ha avuto il privilegio di consultare i suoi archivi
segreti che, grazie a un progetto di
digitalizzazione, saranno presto fruibili a tutti i visitatori

testo di Alberto Gerosa

Atutta prima si potrebbe pensare a Il nome della rosa. È vero che la sede storica di Vacheron Constantin, nitido edificio al numero 7 di Quai de l’Ile, a Ginevra non ha proprio niente dell’aspetto torvo dell’abbazia nel romanzo storico di Umberto Eco. Eppure la separazione abbastanza netta tra gli ambienti aperti al pubblico della boutique e delle esposizioni (previa prenotazione), e quelli che ospitano il grosso delle collezioni del Patrimonio tangibile e intangibile della Maison, chiuso ai non addetti ai lavori, fa inevitabilmente correre il mio pensiero alla biblioteca segreta celata nel cuore di quell’immaginaria abbazia. Le analogie, per fortuna, si fermano qui: non è certo per oscurantista gelosia del sapere che questo avviene, ma per ovvi motivi di sicurezza e di salvaguardia dei documenti cartacei. Il viavai continuo dei visitatori metterebbe inevitabilmente a repentaglio gli antichi registri e brogliacci dell’archivio aziendale, custoditi all’interno di scaffali mobili in uno spazio a umidità e temperatura costanti, isolato dagli uffici circostanti. Noi di Kairós facciamo parte di quello sparuto manipolo di ricercatori, dipendenti e designer ai quali è consentito sfogliare questi tomi vetusti che oltre a raccontarci più di due secoli di orologi e di uomini risultano decisivi a stabilire l’autenticità dei segnatempo Vacheron Constantin e forniscono informazioni preziosissime in caso di restauro o vendita.

L’orologio Bergers d’Arcadie con la miniatura su smalto eseguita da Marie Goll. Sulla platina incisa si notino i due angeli della raffaellesca Madonna Sistina.

L’emozione di consultare quelle fonti, un giorno non troppo lontano, la potranno provare tutti i visitatori, ci assicura il direttore del Patrimonio Julien Marchenoir mentre ci illustra i progressi di Chronogram, progetto di digitalizzazione degli archivi che la manifattura renderà fruibili mediante tecnologie di realtà virtuale 3D. «Si ha quasi la sensazione di toccare la carta», racconta Marchenoir; per generare questa esperienza immersiva Vacheron Constantin si è appoggiata a specialisti del calibro dell’Epfl, il Politecnico di Losanna, nonché a progettisti che hanno realizzato dispositivi di navigazione dal design inedito: ispirati rispettivamente all’artigianato delle maschere, ai caschi di protezione in uso nella scherma e ai binocoli panoramici installati nelle aree pubbliche, fanno sembrare altri visori per la realtà virtuale patetici gingilli da nerd. In attesa di Chronogram, il Patrimonio Vacheron Constantin offre ai visitatori della Maison di Quai de l’Ile diversi percorsi espositivi. Il primo è organizzato in stazioni permanenti, ciascuna delle quali sintetizza uno degli snodi fondamentali nella storia della manifattura, a partire da quel fatidico 1755 in cui Jean-Marc Vacheron aprì il suo atelier nel centro di Ginevra.

Dettaglio del piano superiore con il pantografo di Leschot.

Più che gli orologi, pochi quelli esposti, gli oggetti più emblematici qui in mostra ci sembrano una valigetta e un pantografo. La prima è il leggendario porta campionari di François Constantin, socio dal 1819 degli eredi Vacheron e celebre per i suoi viaggi avventurosi in un’Europa e un’Italia ancora divise in mille staterelli e infestate dai briganti. Il pantografo testimonia invece l’autentica rivoluzione introdotta da Georges-Auguste Leschot, dal 1839 direttore tecnico della Maison: l’applicazione di questo strumento all’orologeria portava con sé la standardizzazione di molte componenti fino ad allora realizzate manualmente, quindi mai del tutto identiche l’una con l’altra. Le molte macchine che fanno bella mostra di sé sulle mensole che abbondano sulle pareti della sede storica non hanno solo uno scopo didattico, ma anche pratico: sono infatti indispensabili per la sostituzione dei componenti di antichi esemplari guasti.

L’ingresso alla boutique, con la rampa di scale che conduce agli spazi espositivi.

Orologio femminile da polso del 1889: la carica e la messa all’ora avvengono ruotando la lunetta.

Ci sono poi le esposizioni temporanee, che si alternano due volte all’anno al piano superiore. Fino a ottobre la mostra Elegance in motion offre spunti di riflessione per meglio comprendere il legame tra la dimensione del viaggio e lo sviluppo di nuovi materiali e complicazioni orologiere. Ovviamente rifacendosi gli occhi con una ricca selezione di meraviglie, di cui citeremo ora solamente i curiosissimi segnatempo a doppio fuso orario fornito da due movimenti separati. Per metà novembre è previsto l’avvicendamento con una nuova mostra; tra fine 2016 e la prossima primavera, invece, la sede storica chiuderà i battenti per un importante rinnovo dei suoi interni. La classica ciliegina sulla torta sarebbe consistita nel poter ammirare l’inestimabile orologio da tasca del 1923 Les bergers d’Arcadie, il cui fondello smaltato riproduce l’enigmatico quadro di Poussin che ha scatenato innumerevoli teorie à la Il codice Da Vinci. Ci siamo dovuti accontentare di una semplice foto appesa alla parete……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

Un dettaglio dell’archivio di Vacheron Constantin con gli antichi registri.