Sihh, regia al femminile

La questione scottante del «made in Swiss», l’ingresso di nuove Maison, il polso della situazione secondo la numero uno dell’evento, Fabienne Lupo. Uno speciale sul Salone internazionale dell’alta orologeria di Ginevra e tutti i nuovi modelli scelti da Kairós, Maison per Maison.

testo di Stefano Salis

Calato il sipario sulla XXVII edizione del Salone internazionale dell’alta orologeria (16-20 gennaio), l’appuntamento annuale con il mondo del tempo che vede riunite a Ginevra le Maison più importanti del settore, come vuole la tradizione si tirano le somme. Come è andato? Che cosa ne abbiamo tratto? Come sta il mondo delle lancette? In che direzione sta andando? Ma anche tendenze dal punto di vista di design, creatività, meccanismi e, naturalmente, i prezzi. Voce autorevole è Fabienne Lupo, presidente e managing director della Fondation de la Haute Horlogerie e managing director del Sihh che ha raccontato a Kairós il prima, il durante e il dopo Salone. Soddisfatta e positiva madame Lupo non solo per quanto riguarda l’evento, ma per l’andamento di tutto il settore, per il presente e per il futuro. Partiamo da una delle più grandi novità di questa edizione: l’apertura del Salone al pubblico, che l’ultimo giorno, il venerdì, ha avuto così la possibilità, naturalmente se con biglietto alla mano (di 77 franchi svizzeri), di ammirare le novità dei grandi marchi orologieri. Una prima assoluta per questo salone da sempre riservato e su invito, che ha fatto molto parlare e che ha messo tutti d’accordo sull’esito positivo dell’iniziativa: «Questa apertura è stata un test», spiega Fabienne Lupo, «che abbiamo voluto fare dopo esserci confrontati con le Maison, che esprimevano il desiderio di poter conoscere meglio i propri clienti e gli appassionati. Come per esempio è accaduto a Jean-Marc Pontroué, ceo di Roger Dubuis, che un giovane ha voluto incontrare dicendo di voler ringraziare personalmente colui che sa sempre emozionarlo con i suoi orologi».

Fabienne Lupo al taglio del nastro con Pierre Maudet, consigliere di Stato di Ginevra.

Tra le novità della XXVII edizione del Salone, l’apertura al pubblico dell’ultimo giorno

Lo spazio dedicato alla stampa all’interno del Salone: «Kairós» era presente con il numero 4

Così, il Sihh, il salone delle meraviglie del tempo, è come se avesse in un certo senso voluto prendere le distanze da quell’allure di nicchia, e se vuoi anche un po’ snob, che lo ha contraddistinto almeno fino a questa XXVII edizione. «Sicuramente per questo atteggiamento siamo stati spesso criticati, ma con questa iniziativa abbiamo dimostrato a tutti gli appassionati la nostra volontà di condividere con loro i capolavori del tempo», chiosa Madame Lupo. E così, con 2.500 ingressi, si può dire che sia stato «un grande successo». Sedicimila sono stati invece i visitatori totali del salone, arrivati da ogni parte del mondo, 1.200 i giornalisti, che hanno fatto di Ginevra la capitale dell’orologeria: «Rispetto all’anno scorso abbiamo registrato un +10%». Su una superficie espositiva di 45mila metri quadrati, 30 espositori hanno emozionato con le loro novità. Hanno raccontato storie, aprendo nuove porte sul futuro del tempo, con prodotti più accessibili dal punto di vista dei prezzi: «Finalmente le marche l’hanno capito. C’è stata anche una razionalizzazione delle collezioni». Meno ma meglio, «con prodotti alla portata dei clienti e con modelli più vicini al Dna delle marche». Diciassette le Maison storiche presenti: «Tra cui due new entry, o meglio, solo una era al reale debutto, Ulysse Nardin, perché l’altra, invece, Girard-Perregaux, è tornata dopo che nel 2013 era passata a Baselworld». Fucina di idee, creatività in fermento, è il Carré des Horlogers, gli artigiani creatori che hanno fatto quadrato all’interno del salone, portando in scena modelli che sono la sintesi di architettura, design, ingegneria tecnica e meccanica. Tredici marchi indipendenti, cinque in più rispetto a quelli del 2016, la prima volta del Carré al Sihh: «è uno spazio che riscuote un grande successo e sono molti i marchi che chiedono di venire qui», spiega Lupo. «Potremmo già raddoppiare lo spazio… Ma i criteri di selezione sono e restano rigidi, come del resto per tutto il Salone».

SIHH 2017

Panerai LAB-ID

Per chi scrive, la visita allo stand Panerai ha destato una sensazione non dissimile a quella provata nella famosa fiaba di Andersen dall’imperatore della Cina allorché ascolta per la prima volta la melodia di un usignolo meccanico. Tale l’impressione suscitata dai gong del Minute Repeater Carillon Gmt. Emozioni a parte, oltre al qui descritto Lab-Id hanno convinto le cinque novità Submersible, soprattutto quelle con casse in vetro metallico Bmg-Tech e in bronzo. Inoltre, in previsione dell’America’s Cup, la Maison sfodera i segnatempo ufficiali della 35a edizione della gara nautica, oltre a quelli che celebrano le partnership con Oracle Team Usa e Softbank Team Japan.

Panerai Lab-Id

Edizione limitata a 50 esemplari con cassa in carbotech, il quadrante di Lab-Id presenta speciale rivestimento di nanotubi di carbonio scurissimi, che esaltano gli indici, il contatore dei secondi e le lancette trattati con materia luminescente blu (50mila euro).

Piaget

Creazioni d’orologeria e gioielleria si mischiano nelle ampie vetrine che occupano l’ingresso dello spazio espositivo di Piaget, mentre nelle sale interne ci sono accenni decorativi e scenografici di gusto rétro. Per una semplice ragione: nel 2017 ricorre il 60° anniversario dell’Altiplano, un orologio realizzato nel 1957 e che a suo tempo si era perfettamente inserito nel gusto e nello stile dell’epoca. Facendo tendenza, in particolare con gli spessori ultrasottili dei modelli maschili e i quadranti colorati dei femminili, tutte caratteristiche che sono state puntualmente riprese e attualizzate dalle collezioni realizzate in serie limitata per questo bell’anniversario.

Piaget Altiplano Anniversary

L’Automatico in oro bianco e ultrapiatto, grazie al movimento sottile 2,35 mm (25mila euro), uno dei modelli di Altiplano che celebra il 60° anniversario della collezione.

Ulysse Nardin

Mancava solo il mare. Per la sua prima partecipazione al Sihh, Ulysse Nardin ha fatto sfoggio nel suo stand nientemeno che di un catamarano. Gli oceani e le attività (agonistiche e no) a essi legate sono d’altronde stati il leitmotiv della nostra visita, durante la quale siamo stati iniziati alle novità del marchio da dipendenti della manifattura vestiti da prodieri di team nautici. Tanti i nuovi segnatempo muniti di funzioni o decorazioni riconducibili al mare, dal timer per il conto alla rovescia in regata alle piattaforme petrolifere che spiccano su uno dei modelli in cui la Maison dà l’ennesima prova di eccellenza nelle tecniche di smaltatura.

Ulysse Nardin Innovision 2

InnoVision 2 è un concept watch, pertanto non è in vendita. Son ben dieci le innovazioni su cui può contare, tra cui la ricarica automatica Grinder che si avvale di quattro cricchetti elastici. Al suo look avveniristico contribuiscono la lancetta dei minuti 3D in vetro, simile a una nave spaziale e i canali del ponte del bilanciere riempiti di SuperlumiNova (42.900 euro).

Jaeger-LeCoultre

Il culmine del fermento presso lo stand di Jaeger-LeCoultre si è verificato in occasione della conferenza stampa del progettista superstar Marc Newson, per presentare la nuova pendola Atmos. Con una trovata non si sa bene in quale misura teatrale o reale Newson si è a un certo punto ritirato bruscamente dalla scena per rispondere a una telefonata del deus ex machina di Richemont, Johann Rupert. Oltre alla pendola Atmos che rinnova la collaborazione, iniziata nel 2008, tra Newson e la Maison orologiera si sono viste novità per i polsi sia femminili sia maschili, in particolare i nuovi Master Control, interessanti sia nella loro estetica vintage sia nel prezzo.

Jaeger-LeCoultre Atmos 568 by Marc Newson

Jaeger-LeCoultre Atmos 568 by Marc Newson – La pendola Atmos 568 by Marc Newson nel suo guscio di cristallo Baccarat; Il designer australiano collabora con Jaeger-LeCoultre dal 2008 e ha realizzato questo meraviglioso orologio da tavolo.

A. Lange & Söhne

Per il quarto anno consecutivo, la manifattura sassone A. Lange & Söhne ha esposto al centro dello stand un modello gigantesco e funzionante di una delle proprie novità. Quest’anno è stato scelto il Tourbograph Perpetual Pour le Mérite, uno straordinario orologio complicato, il cui movimento, formato da 684 elementi, ha funzione di cronografo e calendario perpetuo, oltre che essere dotato di tourbillon e fasi di luna. E proprio questa suggestiva indicazione astronomica è stata il punto di forza di una delle altre novità di A. Lange & Söhne, il Lange 1 Fase Lunare, sul cui quadrante il nostro satellite è rappresentato in oro e in maniera molto realistica.

A. Lange & Söhne Lange 1 Fase Lunare

A. Lange & Söhne  Lange 1 Fase Lunare – La versione con cassa in oro bianco del Lange 1 Fase Lunare: il movimento è a carica manuale e visibile dal fondo in vetro zaffiro, con funzioni di grande data, indicazione delle 72 ore di riserva di carica e fasi di luna (40.500 euro).

Montblanc

A dare il tono dello stand di questa Maison sono state le complicazioni cronografiche, con il rilancio in grande stile della collezione TimeWalker. Orologi che, per riprendere l’immagine suggeritaci durante la presentazione della linea, uniscono il richiamo irresistibile (la parola utilizzata è stata «sexy») del gusto italiano al rigore progettistico svizzero. Montblanc si giova infatti dell’esperienza di Minerva, celebre manifattura elvetica che ha trasmesso il suo savoir-faire orologiero alla Maison del ghiacciaio a forma di stella; anzi, non sono in pochi a porsi la domanda: «Perché non mantenere lo storico logo Minerva sui quadranti degli orologi Montblanc?».

Mont Blanc TimeWalker

Limited Edition 100 – Trasformabile in orologio da tasca o da cruscotto, il TimeWalker Chronograph Rally Timer Counter Limited Edition 100. La cassa in titanio grado 2 custodisce un movimento a carica manuale con calibro di manifattura (37.900 euro).

Roger Dubuis

E’ stata la grande arte a fornire l’ispirazione, a partire dal balletto inaugurale dello stand, a metà strada tra una performance di arte contemporanea e un video dei Daft Punk. Il direttore creativo Alvaro Maggini non fa mistero di essere stato ispirato da Robert Rauschenberg nello sperimentare nuovi accostamenti di materiali. Ma anche dalla prassi consueta nella macrotipografia di realizzare con sole cinque linee una costruzione di senso compiuto all’interno di un quadrato di 6×6 cm. Esercizi di stile di cui si è sicuramente fatto tesoro nelle nuove creazioni della Maison, con ardite reinterpretazioni degli ormai classici motivi scheletrati a stella.

Roger Dubuis Excalibur Spider Pirelli

Roger Dubuis Excalibur Spider Pirelli Doppio Tourbillon Volante (a ore 5 e ore 7) con cassa scheletrata di 47 mm; edizione limitata a otto pezzi con cinturino ricavato da pneumatici reduci dalle vittorie in F1 (332mila euro).

Vacheron Constatin

Si entra da Vacheron Constantin e sembra di entrare in università. Ci sono gli orologi esposti, ovviamente, ma il cuore dello stand è una sorta di aula magna in miniatura, dove vengono presentate le collezioni agli ospiti comodamente seduti in tribune digradanti e davanti a un gigantesco schermo ad alta definizione, dove campeggiano in gran formato con tutta la bellezza dei loro dettagli i vari orologi, con approfondimenti per quanto riguarda sia la parte tecnica sia quella estetica. E quest’anno la lezione è stata davvero necessaria, oltre che molto interessante, visto la geniale complessità degli orologi astronomici che la Maison ha presentato.

Vacheron Métiers d’art Copernicus

Vacheron Constantin ha presentato una trilogia orologiera d’eccezione chiamata Métiers d’Art Copernicus Celestial Spheres. Dedicata a Niccolò Copernico. Le indicazioni riguardano le ore e i minuti, la rotazione della terra (incisa a mano) su se stessa e le orbite attorno al sole (in oro giallo al centro). Su vetro zaffiro incisione dei segni zodiacali (106.200 euro).

Greubel Forsey

A rubare la scena è stato il pezzo unico Grande Sonnerie, a buon diritto inserito nella categoria di quei capolavori di micromeccanica un po’ iperbolicamente definiti il Graal dell’orologeria. Frutto di ben 11 anni di ricerca, annovera tra i principali punti di forza la presenza di timbri cattedrale e numerosi meccanismi di sicurezza per garantire il corretto funzionamento in tutti gli assetti; inoltre i suoi 935 componenti sono tutti racchiusi in una cassa di soli 43,5 mm di diametro. Meno esoterici ma altrettanto convincenti i nuovi Tourbillon 24 Secondes Vision in platino, che aggiungono le tonalità cioccolato, blu e antracite alle versioni già esistenti.

Greubel Forsey Grande Sonnerie

Greubel Forsey Grande Sonnerie con cassa di risonanza acustica in titanio e doppio sistema di carica: manuale per il movimento, automatica per la suoneria, che consente 20 ore di autonomia nella modalità Gran Suoneria. Ripetizione minuti su richiesta e tourbillon. Si prevede di realizzare da cinque a otto pezzi l’anno di questo segnatempo (1.316.000 euro circa).

Audemars Piguet

Il padiglione espositivo di Audemars Piguet è ampio e d’atmosfera vellutata, con gli ospiti che possono comodamente intrattenersi ad ammirare in vetrina le novità dell’anno e i pezzi migliori della vasta produzione della Maison. Ed è un bel vedere, perché Audemars Piguet è un marchio che molto ha contribuito alla storia dell’orologeria.  Come ricordato dal Royal Oak Frosted Gold, che evoca in una nuova versione tutta femminile il colpo di genio di Gérald Genta, inventore del design e del successo del Royal Oak, l’orologio che nel 1972 irruppe sulla scena dell’orologeria classica con i suoi possenti volumi e, soprattutto, con quell’originalissima lunetta ottagonale.

Audemars Piguet Royal Oak Frosted Gold

Audemars Piguet – La versione con diametro di 37 mm del Royal Oak Frosted Gold, in oro rosa martellato e realizzato in collaborazione con la jewellery designer Carolina Bucci (57mila euro).

Cartier

Cartier fa gli onori di casa, con il suo salotto tutto velluti rosso e oro al centro del Salone di Ginevra, con il proprio stile e, in un certo senso, dovutamente, visto che proprio la Maison francese aveva a suo tempo promosso, 27 anni fa, questa manifestazione di settore, scindendosi da quella di Basilea. Le collezioni sono come sempre equamente divise tra donne e uomini, con ampio spazio riservato ai pezzi speciali d’alta orologeria e gioielleria. Quest’anno, protagoniste sono state le numerose declinazioni del nuovo Panthère, icona femminile della Maison durante gli anni 80 e le versioni ultrasottili del Drive de Cartier, un elegantissimo orologio maschile.

Drive de Cartier Extra-Plat

Drive de Cartier La versione in oro bianco del Drive de Cartier Extra-Plat. Il suo profilo mostra lo spessore ultrasottile, meno di 7 millimetri, dell’orologio; zaffiro cabochon sulla corona. (16.400 euro).

SIHH 2017

Parmigiani

Da Parmigiani Fleurier si bada al sodo e anche nell’allestimento dello stand non ci sono elementi che, con riferimenti ad altri mondi, possano distrarre dall’oggetto orologio. Il fondatore Michel Parmigiani è appassionato e profondo conoscitore della materia, avendo messo mano, da restauratore, su alcuni dei più importanti strumenti del tempo antichi esistenti al mondo. E anche le collezioni contemporanee della Maison non contraddicono questa aspirazione all’eccellenza meccanica, presente in egual misura sull’orologeria sia classica sia sportiva, come nel caso di un cronografo hi-tech come l’Aérolithe, ispirato al mito della casa automobilistica Bugatti.

Greubel Forsey Grande Sonnerie

Parmigiani Fleurier Bugatti Aérolithe Performance – Realizzato in titanio e con movimento automatico di manifattura, il Bugatti Aérolithe Performance è un cronografo flyback d’ispirazione automobilistica, un fatto evidenziato anche da elementi molto aerodinamici come le anse.

Richard Mille

Da sempre Richard Mille ha abituato appassionati e addetti ai lavori alla straordinarietà meccanica dei propri segnatempo, unita a un’estetica particolare per via dell’utilizzo di materiali innovativi e derivati dalla Formula 1, ambiente di riferimento del marchio. Ma quest’anno ha superato ogni aspettativa, tanto è vero che a Ginevra il costruttore francese d’orologi ha presentato, come per dargli l’importanza che merita, solo questo modello. Tra le molte strabilianti caratteristiche, c’è un record di leggerezza: 40 grammi, cinturino compreso, grazie anche al Graph Tpt, un materiale formato da carbonio e grafene ottenuto in collaborazione con McLaren-Honda.

Richard Mille RM 50-03 McLaren F1

Il cronografo sdoppiante con tourbillon McLaren F1, serie RM 50-03 di Richard Mille in edizione limitata a 75 pezzi realizzati in Graph Tpt. (1.112.000 euro.)

Van Cleef & Arpels

Prima di entrare alle presentazioni, gli ospiti di Van Cleef & Arpels passano davanti a teche dove sono raccolti i pezzi storici della Maison, gioielli e orologi, ma anche oggetti d’arte decorativa, insieme ai loro disegni preparatori. Un’opportuna introduzione a un universo pervaso di grazia e d’ispirazione alla natura, che si è giustamente autoproclamato il regno delle complicazioni poetiche. Segnatempo, dunque, ma con meccanismi che animano fate, farfalle, fiori e uccelli sui quadranti, oppure su straordinarie scenografie che rievocano l’antica arte degli automi. E quando non provengono dalle complicazioni, le suggestioni arrivano da impeccabili produzioni di gusto art déco.

Van Cleef & Arpels Cadenas Émeraude

L’iconico orologio-gioiello Cadenas in oro bianco, diamanti e smeraldi (prezzo su richiesta).

Girard-Perregaux

Dopo un periodo a Baselworld, Girard-Perregaux ritorna al Salone di Ginevra per esporre le novità dell’anno e riserva il posto d’onore, all’ingresso dello stand e in bella vista, alla collezione storica del Laureato. Per ricordare il successo avuto durante gli anni 70 con questa iconica collezione, che incrociava geometrie circolari e ottagonali su cassa e bracciale integrati, ma anche perché in casa Girard-Perregaux la grande sorpresa per il 2017 è proprio il rilancio di questo bell’orologio di design: una trentina di referenze con svariata scelta di diametri e materiali e con il fiore all’occhiello del modello con tourbillon montato su ponte d’oro.

Girard-Perregaux Laureato Tourbillon

Girard-Perregaux Laureato Tourbillon –  automatico con cassa in titanio e ponte in oro bianco e un dettaglio del quadrante grigio ardesia e rabescato Clous de Paris (102mila euro)

Baume & Mercier

Il posto d’onore presso lo stand di questa Maison era tutto per la Shelby Cobra Daytona coupé, bolide nato nel 1964 dalla collaborazione di Carroll Shelby e del progettista Peter Brock. Il suo design aerodinamico è stato fonte d’ispirazione per il nuovo cronografo di punta della collezione Shelby Cobra, realizzato in collaborazione con lo stesso Brock e prodotto in soli 196 esemplari. Ispirata allo sport e al suo codice di valori anche la nuova linea Clifton Club, che convince per la sua eleganza  discreta e versatile. Destinata a far parlare  di sé anche la decisione della Maison d’introdurre la trota accanto alle pelli più tradizionali in uso nei cinturini.

Baume & Mercier Clifton Club Shelby Cobra

Baume & Mercier Clifton Club Shelby Cobra Limited Edition  – Il Clifton Club Shelby Cobra ref. 10344 ha movimento meccanico automatico con funzione flyback racchiuso da cassa in titanio e acciaio di diametro di 44 mm; il cinturino in vitello è goffrato con un motivo fibra di carbonio; 196 pezzi (7.450 euro).