Hasta la Corona siempre

La Habana che non ti aspetti. Custode di antiche glorie che hanno mantenuto intatto il loro fascino perfino durante gli anni bui dell’embargo. Complici gli eroi della rivoluzione più volte ritratti con un Rolex al polso e un relojero molto particolare…

testo di Ugo Bertone

Sulla porta un cartello non più grande di una cartolina recita sobriamente: «Rolex: orario 8.30-13.00. Dal lunedì al venerdì. Suonare Apt 33». No, non è l’ingresso di una gioielleria di lusso, anche se una volta varcata la soglia ci si imbatte in una robusta gabbia di ferro che ricorda le banche del vecchio West. Benvenuti nel cuore de La Habana, nel regno di Waldo Fernández Longueira, relojero di Cuba con tanto di patente Rolex rilasciata nel 1957, due anni prima della rivoluzione castrista. Non è stato facile rintracciarlo, racconta il giornalista inglese John Paul Rathbone finito sulle sue tracce dopo esser stato rapinato da una prostituta (anzi, da un travestito) di notte, quando la capitale dell’isola si scorda di essere un baluardo del socialismo reale e risveglia i suoi istinti primordiali e scorretti.  I Rolex, gli confida un conoscente dall’ambasciata, da queste parti finiscono prima o poi nella bottega di «Valdi», l’artista che, da quasi 60 anni (da quando la rivoluzione azzerò l’import degli orologi di lusso), è riuscito a mantenere in piena efficienza, anche nei tempi più bui (quando un ricambio originale, quando c’era, valeva assai più di uno stipendio) gli orologi arrivati nell’isola prima della vittoria dei Barbudos. Un po’ come è successo alle Cadillac e alle Oldsmobile anni 50, che oggi sfrecciano sul Paseo del Prado per la gioia dei turisti. La bottega di Valdi, al piano terra di un palazzo art déco tra la 21a Strada e il blocco H, si rivela un vero scrigno delle meraviglie, anche se, ahimè, l’orologio rubato non salta fuori.

Ernesto «Che» Guevara mentre fuma un lancero Cohiba.

Il «Che»,con al polso il suo segnatempo Rolex, di cui andava orgoglioso.

E Valdi, 77 anni suonati, una lente d’ingrandimento perennemente al collo, non offre un grande aiuto. «Spiacente», scuote la testa davanti al giornalista che gli chiede un’intervista, «ma io sono legato a un patto di riservatezza con Rolex. Non posso parlare». Eppure, nell’elenco dei relojeros ufficiali di Rolex il nome di Valdi non figura. Ma lui, impassibile e fiero, difende la memoria di un’epoca che spunta nei modi più impensati. «Complimenti per quello splendido Rolex», insiste Rathbone indicando l’orologio al polso del relojero. «è del 1930», replica lui orgoglioso. «L’ho comprato da un becchino». Già, sono i fornitori più preziosi dell’isola, ricca di tesori del passato che, qualche volta, spuntano dietro la memoria delle grandi piantagioni dello zucchero o del tabacco. Capita anche questo nell’isola dove i sogni spesso sfidano la frontiera del tempo che fu. Gli orologi più preziosi sono stati per la prima metà del XX secolo una delle componenti chiave della stagione dorata delle grandi orchestre, degli show scintillanti. Poi, dopo la Rivoluzione, le luci si sono spente e gli orologi sono finiti nei cassetti, il più delle volte per evitare guai ai proprietari (non era salutare la memoria della passata ricchezza). Oggi, però, queste meraviglie tornano alla superficie, e si moltiplicano i cacciatori di tesori. Sono molti i collezionisti che hanno riscoperto l’antica gloria de La Habana: per più di mezzo secolo è stata una delle capitali più prestigiose dell’orologeria di lusso. Per loro è d’obbligo partire da strada San Rafael, dove sorgeva la sede di Cuervo y Sobrinos, il simbolo di una stagione gloriosa in cui La Habana insidiava Monte-Carlo, con le sue gioiellerie di lusso e una genuina passione per gli orologi. Un negozio frequentato da Ernest Hemingway ma anche da Clark Gable, piuttosto che da Winston Churchill o da Albert Einstein, conquistati dal marchio stampato sui prodotti della «Casa», come veniva comunemente chiamata la ditta, poi emigrata a
«Rolex Revolución».

Un orologiaio a La Habana.

Oggi, al suo posto c’è un negozio di orologi di seconda mano. I fortunati, però, possono comprare un vero Cuervo al mercato delle pulci di plaza de Armas, «prezzo tra i 300 e i 500 dollari», spiega Manuel Ojea, altro relojero che garantisce che i pezzi sono tutti perfettamente funzionanti. Ma con pezzi originali? «Beh, non tutti. Non è facile trovare i componenti». Ma anche qui sta il fascino di un mercato unico al mondo. Quello dei Rolex sopravvissuti. «Ho pensato di iscrivermi a un corso in Svizzera», ammette Manuel Ojea, «ma costava una cifra impossibile. E poi cosa  mi possono insegnare?». Già, il nostro Manuel si è diplomato nella scuola per orologiai voluta da Fidel Castro in persona, che andava matto per i Rolex.  E non c’è prezzo per un orologio  di classe, agli occhi di un cubano. Compresi gli eroi della Rivoluzione: Ernesto «Che» Guevara andava orgoglioso del suo Rolex. Fidel Castro, pur noto per i suoi leggendari ritardi, ne portava due,  uno con l’ora locale, l’altro con quella di Mosca. E lo stesso vale per il fratello Raúl.  Anzi, nel corso degli anni, il regalo di  un Rolex ha assunto il valore di un titolo di merito, una prestigiosa medaglia  per i collaboratori più stretti del  Líder Máximo: i veri eroi della  «Rolex Revolución»..……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

l’orologiaio de La Habana Manuel Ojea.

il capo di Stato cubano Fidel Alejandro Castro Ruz (Birán, 13 agosto 1926 - La Habana, 25 novembre 2016), nel 1964, sfoggia un Rolex Gmt Master