l romanticismo di Peter Pan

Una scena pastorale ritratta da George Percy Jacomb-Hood (In the morning of the world, 1896) in un bosco dell’Arcadia.

L’Isola che non c’è esiste: è dentro di noi.  Così insegnano le avventure del ragazzo volante che voleva fermare il tempo. Dobbiamo saperla  immaginare e viverla oggi, come fosse la perduta Arcadia

testo di Alessandro Botré

Sembra che lo scrittore scozzese Sir James Matthew Barrie, quando descrisse le avventure di Peter Pan ai primi del ’900, si fosse ispirato alla perdita del fratello maggiore David, caduto a 14 anni in un lago ghiacciato. Lui, a sei anni, sarebbe dovuto crescere troppo in fretta per colmare il vuoto che il povero David aveva lasciato nei confronti di sua madre, perdendo così la propria infanzia. I suoi libri (L’uccellino bianco, Peter Pan nei giardini di Kensington, Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere, Peter Pan e Wendy) descrivono un ragazzino come animato da un demone, un bambino-uccello a cui viene regalata una capra e che suona il flauto di Pan. Vive sull’Isola che non c’è: un luogo dove il tempo si è fermato, Capitan Uncino ha rotto tutti gli orologi, un coccodrillo ha mangiato una mano del perfido pirata e una sveglia. Natura incontaminata, guerre tra pellerossa e bucanieri, fate, sirene e l’affascinante squaw Giglio Tigrato.

Van Cleef & Arpels Charms Extraordinaire Fée Rose de Nuit. Quadrante in madreperla, pittura in miniatura, oro bianco e diamanti, charm in oro bianco, diamanti e zaffiro. Edizione limitata a 100 esemplari

Peter è un eterno ragazzo che non vuole crescere per continuare a giocare, il cui nome riprende il dio greco silvano Pan (entrambi suonano il flauto), mezzo uomo mezzo capro. Abitatore di grotte, boschi e luoghi selvaggi, Pan rincorreva le ninfe per accoppiarvisi, era brutto ed emetteva grida tali da terrorizzare e provocare una fuga precipitosa, da cui «terror pànico»: valido sia come sostantivo, ansia, quella che si può trovare davanti all’inesorabilità del tempo (Zeitschmerz, il male del tempo), sia come aggettivo, panteistico, visione arcaica pagana di rapporto panico con il cosmo, la natura e il tempo come fossero un tutt’uno. Pan vuol dire infatti anche «tutto». Tema caro a d’Annunzio, che lo esprime nella Pioggia nel pineto. Come se il sogno, la fantasia, la natura e l’uomo fossero tutto e un tutto. In greco, pánios si traduce con «di Pan», ma anche con «che rende folli», oppure con «genuino, puro». Una genuina follia. Pan, con il cristianesimo, diventerà il Diavolo, con le corna, la barba a punta, le zampe di capro. Il capro espiatorio! Povere caprette, demonizzate dal nuovo Messia del deserto, che non si sa cosa c’entri con le rigogliose foreste europee! Pensiamo al Faust di Goethe, con Mefistofele che fa tornare giovane l’anziano protagonista per fargli godere l’essenza della vita, per cogliere i frutti dell’amore. Cogliere l’attimo in cambio dell’anima. Religione luciferina, cioè portatrice di luce: come Prometeo.  Pan è dionisiaco, Peter Pan è poesia.

Altiplano Double Jeu Lacework on Gold di Piaget realizzato in 8 pezzi. (136mila euro).

Se lo vuoi incontrare c’è solo una via: seconda stella a destra, poi dritto fino al mattino. L’Isola viene raggiunta sempre al momento del sorgere del sole. È come un sogno. Ma anche se l’Isola fosse stata solo una visione onirica, cosa importa? Quanta saggezza può portarci un sogno, anche se non è «reale»? Un grande preromantico, William Shakespeare, nella Tempesta declama: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita». Non a caso, Pan è anche il demone dell’incubo. Le grandi opere degli uomini non sono forse state sempre immaginate prima? Il presente non è una lama, non è un attimo: è un insieme di attimi. Dobbiamo saperli immaginare e carpire. È l’importanza del cammino, del sentiero, più così come Goethe e Hölderlin. Eppure nessuno comprese l’Ellenismo come lui. Poco importa se i satiri, gli dei e le ninfe non esistono davvero. Quando vaghi per i monti dell’Arcadia, tra boschi, laghetti e cascate, è come se li vedessi, e il piacere che una mente fantasiosa come quella umana ne trae è il medesimo. Dunque, la Grecia permane come un paesaggio interiore piuttosto che come un paesaggio geografico. Il ritorno alla Grecia non è né a un tempo storico del passato né a un tempo immaginario, a una utopica Età dell’oro o Arcadia che fu e che può ancora ritornare. La Grecia ci offre una possibilità per correggere le nostre anime per mezzo di luoghi e persone immaginali, invece che di date e personaggi storici.

l’H.Moser & Cie.Endeavour Concept Guilloché Limited Edition con cassa in oro rosa e quadrante inciso a mano. Realizzato in 10 pezzi. (26.200 euro).

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Ecco allora che questo Paese idealizzato diventa l’Isola che non c’è. Un’Isola che invece c’è: è dentro di noi. È il superamento della Sehnsucht romantica, nostalgia per un’Arcadia perduta. L’Isola non dobbiamo anelarla, dobbiamo viverla attimo dopo attimo, kairós dopo kairós. Il fanciullo deve imparare a cogliere la volontà schopenaueriana di questo classico, ben espressa nella scena più profonda del film del 1991 con Robin Williams e Dustin Hofmann, quando il «Peter Pan da grande» impara a usare la sua immaginazione, invitando Rufio ad andare a «succhiare il naso a un cane morto». Si può volare, basta volerlo! Chi scrive, quando vide per la prima volta i duelli tra Peter Pan e Capitan Uncino, all’età di cinque anni, si mise in testa che voleva fare lo schermidore per vivere quell’avventura, e così fu. Peter Pan e Pan sono istinto, oggi sottovalutato a vantaggio dell’esperienza. D’altronde, citando Nicolás Gómez Dávila, «più che esito di determinati metodi, verità è la melodia di certe anime». Concetto che riprende la scrittrice Anna K. Valerio in riferimento al grande poeta, filosofo, musicista e rivoluzionario Richard Wagner: «Dunque, la verità è insofferente verso i limiti della materia, la scansione temporale, i piccoli passi del filologo senza ali. Non la si può datare al carbonio 14. Poco importano, in un orizzonte del genere, il “dove” e il “quando”»..…..PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

«Pan et Venus» del francese Adolphe Alexandre Lesrel (1865). Olio su tela. il dio silvestre Pan brama la dea dell’amore.