il Punto G Anzi cinque…

Il trionfo della Ferrari numero cinque di Sebastian Vettel al Gp d’Australia apre il secondo Mondiale Maison di «Kairós», che segue la classifica costruttori del 2017. Le vetture di questa stagione, sempre più impressionanti, consentiranno di raggiungere accelerazioni laterali di oltre 4,5 G. Quale degli otto marchi orologieri in pista si aggiudicherà il trofeo del tempo?

testo di Roberto Boccafogli

In Formula 1 il tempo è giudice. Unico e ultimo. A volte qualche variabile può contribuire a determinare un risultato non del tutto sincero, ma sul lungo periodo i millesimi di secondo dicono la verità. Eppure podio e classifiche, di gara o di campionato, non riportano tutti i messaggi, tutte le informazioni che lo scorrere del tempo regala nelle corse, siano esse in macchina o in moto, a piedi o in barca a vela. Limitandoci alla Formula 1, parliamo quest’anno di bolidi e uomini capaci di assicurare progressi cronometrici che anche la proverbiale velocità dei Gran premi non sono soliti garantire. Il regolamento 2017 consente un’evoluzione dell’aerodinamica (leggi: una maggiore libertà all’inventiva dei progettisti) che assicura un aumento del carico del 20-25% rispetto a un anno fa.

Mercedes - Iwc

Williams - Oris

Haas - Richard Mille

Red Bull Racing - Tag Heuer

McLaren - Richard Mille

Renault - Bell&Ross

Ferrari - Hublot

Toro Rosso - Casio

Sauber - Edox

E tre secondi in F1 sono un’enormità: un nuovo accorgimento aerodinamico di effetto eccezionale può regalare progressi di pochi decimi al giro; il progresso sull’arco di un intero campionato (le monoposto sono sviluppate in modo incessante una gara dopo l’altra) si misura di solito nell’arco di un secondo e mezzo. Merito dell’effetto combinato fra un maggiore carico aerodinamico e gli pneumatici più larghi e quindi più performanti, come detto. E velocità maggiore in curva significa possibilità di entrare più veloci in pieno rettilineo, dove sfogare i cavalli fino a velocità massime che già gli anni scorsi sono arrivate al termine di alcuni rettilinei (Monza, Mexico City…) a superare 360 chilometri l’ora. Tutto per una catena di causa-effetto che quest’anno assicura, appunto, progressi importanti nei tempi sul giro. Tutto qui? No.  Perché da questa equazione stiamo tenendo fuori il pilota. Carico aerodinamico aumentato e maggiore efficacia dei pneumatici portano inevitabilmente a un aumento delle accelerazioni laterali.

Ovvero i famosi G: quelli che possono mandare fuori strada una monoposto; ma anche obbligano collo e testa del pilota a sopportare carichi laterali mostruosi. Lewis Hamilton, dichiaratosi felicissimo di queste aumentate prestazioni in curva, ha raccontato candidamente già ai primi test stagionali a Barcellona che la telemetria del suo team Mercedes ha letto due G in più nelle curve più veloci. E quindi ecco che torna la super-attività in palestra. Ecco nuovamente i colli taurini della F1 di una decina di anni fa, quando le prestazioni erano maggiori di quelle di queste ultime stagioni, poi aumentate in epoca di motore ibrido ma oggi (per le novità regolamentari di cui sopra) esplose ai termini già raccontati. E destinati a salire ancora, per la già raccontata storia dello sviluppo continuo, eccetera. Addio quindi ai piloti magrissimi e dalle mani sottili, come quelli delle ultimissime generazioni sfornate dal lavoro al simulatore e concentrate più sulla gestione perfetta dei tanti manettini sul volante che a gestire un volante oggi sempre lieve grazie a sistemi di servosterzo ormai efficacissimi in qualsiasi condizione. La Formula 1 cambia. Cambia sempre. È il suo destino. Sempre ritmato da un solo giudice: il cronometro.delle accelerazioni laterali..………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE