Una nuova frontiera

Chrono 4 130 Édition Limitée, realizzato in 130 esemplari per celebrare l’anniversario della Maison.

Storie di famiglie e di persone che si intrecciano. La Svizzera chiama e l’Italia risponde. L’impresa diventa grande e con lei i suoi capi d’opera. Ogni orologio  è un record. Dopo 130 anni, Eberhard & Co. continua a rivoluzionare e a riallineare  il tempo. Ore, minuti e secondi diventano l’istantanea di un successo

testo di Stefano Zurlo

Una collezione strepitosa di pulsanti, congegni, quadranti. Così ricca, satura di invenzioni e innovazioni che per afferrarne la portata conviene bussare alla grande letteratura e alle sue suggestioni. Come l’incipit memorabile e visionario di Cancroregina, il racconto di fantascienza firmato da Tommaso Landolfi: «Questi contorti o levigati apparecchi, questi bottoni, queste chiavi, queste leve, questi complicati sistemi…». Si resta incantati davanti a questa cascata di immagini, si resta abbagliati davanti alla storia e ai modelli di Eberhard & Co., uno dei marchi simbolo dell’orologeria mondiale. Non è retorica, ma la celebrazione di una Maison che in 130 anni di storia ha saputo coniugare tecnica ed eleganza, realizzando icone che hanno segnato la loro epoca. Prendiamo il Sistema Magini, chiamato in seguito Metodo Magini, il cronografo rattrapante 24 ore progettato all’inizio degli anni 40 per la navigazione aerea e protagonista nel 1942 di un episodio leggendario, alla 007: le potenze dell’Asse non possono più comunicare fra loro via radio perché i codici sono stati decrittati. Ecco che si decide di istituire un servizio di volo fra Roma, Berlino  e Tokyo per portare i nuovi alfabeti segreti. Solo l’Italia però riesce a realizzare la missione grazie a Publio Magini che riconverte il cronografo come un sestante: è il Sistema Magini, come si legge sulla cassa, a scolpire un’impresa che fa storia.

Extra-fort del 1947 cronografo con pulsante a slitta per la misurazione dei tempi intermedi.

Disegno di un cronografo lanciato dalla Maison nel 1919, considerato fra i più avanzati dell’epoca

8 Jours: è stato il primo orologio da polso con indicatore di riserva di carica di 8 giorni.

E calamita i collezionisti: nel 2012 questo segnatempo viene battuto all’asta a 56mila euro. Un record. Come quelli cui ci ha già abituato il Tazio Nuvolari, il cronografo a carica automatica nato nel 1992 e dedicato al più grande mito dell’automobilismo, diventato ben presto un cult. Siamo negli anni 90 e il pubblico internazionale viene sorpreso da questa creazione che rompe tutti gli schemi: l’orologio sembra la trasposizione del cruscotto di un’auto lanciata a grande velocità, come se a guidare fosse ancora lui, il Nivola. Dunque, leggibilità, nitidezza, essenzialità, precisione, resistenza alle intemperie e alle vibrazioni: il cronografo Tazio Nuvolari si basa su questi requisiti, grandi contatori, per afferrare l’ora con un colpo d’occhio, il quadrante nero e il vetro zaffiro antiriflesso favoriscono la visibilità dei dati e la consultazione delle scale tachimetriche, i numeri arabi e le lancette luminescenti consentono una perfetta lettura anche di notte. Poi i simboli: la tartaruga che Gabriele d’Annunzio regalò a Nuvolari con un dedica d’autore: «All’uomo più veloce l’animale più lento». Dicono che il campione non si sia mai separato da quel talismano. Forse oggi indosserebbe l’ultimo nato della collezione a lui dedicata, il Tazio Nuvolari 336, che segna il debutto nella collezione di un dual time.

Il cronografo rattrapante 24 Ore realizzato da Eberhard & Co. che prese il nome di Sistema Magini dal capitano pilota cui l’orologio era stato dato in dotazione durante la Seconda guerra mondiale.

Ma i record di Eberhard & Co. corrono non solo lungo la storia dei suoi segnatempo ma anche di quella degli uomini e delle famiglie che hanno fatto grande l’azienda. La svolta, anzi la rinascita dopo qualche anno magro e la crisi drammatica portata dall’avvento del quarzo, arriva nel 1981. In quell’anno Palmiro Monti, il patron dell’azienda, lancia un modello in controtendenza rispetto alla vulgata dominante: è la riedizione del cronografo dedicato alla Marina, un inno alla manualità nell’epoca dell’elettronica e un orologio fuori taglia che fa a pugni con l’estetica minimalista in voga. Marine ha un quadrante in smalto di grandi dimensioni e il doppio coperchio per le dediche.

Scafograf 100, orologio anciato nel 1959,è stato il primo modello della collezione Scafograf, seguì il 200 e il 300.

Il fondello in vetro zaffiro del Chrono 4 130 Édition Limitée permette di ammirare la massa oscillante, con lavorazione côtes de Genève.

Tazio Nuvolari 336, che celebra il record di velocità raggiunto sulla Firenze-Mare nel 1935 dal grande pilota a cui si ispira la collezione.

Segnala un cambiamento di gusti e impone una nuova moda che è in realtà un ritorno all’antico. L’orgoglio secolare: la cifra di Palmiro Monti. Ma anche il mondo capovolto: un italiano che salva la tradizione svizzera. Sì, nel vortice dell’emigrazione di massa, tutta braccia e sudore, c’è un nostro connazionale, lombardo di Cermenate, che riesce a conquistare un pezzo pregiato dell’orologeria elvetica. Maurice Eberhard è in difficoltà: contro di lui giocano l’età, ormai sulla soglia degli 80, e una congiuntura economica non facile. Maurice è solo e il momento drammatico: l’azienda, fondata nel 1887 dal padre Georges-Lucien, rischia di finire in mano alle banche.………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE 

Chrono 4 130, quadrante con 4 contatori neri con lavorazione azurée e dettagli arancioni, presentato a Baselworld 2017.

Scafograf Gmt. Ha la cassa in acciaio di 43 mm, lunetta girevole, bidirezionale in acciaio con inserto in ceramica blu