Non Abbiamo Fretta

Un abito su misura è un investimento di tempo: dalla scelta del tessuto alla presa delle misure, dalla prima alla quarta prova, a dettare i ritmi di lavorazione sono solo le mani del maestro. Alla sartoria A. Caraceni l’uomo riscopre il piacere della lentezza

testo di Valentina Ceriani foto di Laila Pozzo

L’uomo che entra qui non deve avere fretta». Con queste parole Carlo Andreacchio, responsabile della sartoria milanese A. Caraceni, non lascia spazio a dubbi: un abito su misura è un investimento, per prima cosa di tempo. Lo percepisci salendo al primo piano di via Fatebenefratelli 16, dove dimora il tempio della sartorialità, 350 metri quadrati dedicati al caposaldo del guardaroba maschile, a quel vezzo che l’arbiter elegantiarum ama concedersi. è come entrare in un’altra dimensione, di sospensione del tempo, che non ha scalfito la passione per un mestiere, un’arte che si tramanda di generazione in generazione: ad affiancare Carlo Andreacchio, marito di Rita Maria Caraceni, nipote di Augusto, il fondatore della sartoria nel 1946, è il figlio Massimiliano. Dunque, il tempo diventa complice dell’assoluto, che qui ha una definizione: l’eccellenza. è l’eccellenza della sartoria, del vero su misura, così immagini la mano del maestro: un elogio della lentezza che ti restituisce la qualità. «La fretta qui non esiste, a scandire il ritmo delle fasi di lavorazione è soltanto la precisione». L’uomo sa che da quando sceglie il tessuto a quando gli verrà consegnato il suo abito, passeranno tre mesi. «Il primo appuntamento è il più importante, si decide il tessuto e non puoi rischiare di pentirti poi della tua scelta», dice Andreacchio.

«Parliamo, ascoltiamo il cliente e cerchiamo di consigliarlo al meglio in base alle sue esigenze e alle sue abitudini. Può stare qui un paio d’ore, a volte anche quattro; è capitato addirittura che qualcuno sia tornato nel pomeriggio». Si passa quindi alle misure: «Ne prendiamo 26, molte di più di quelle che solitamente vengono prese. In 10 minuti-un quarto d’ora abbiamo fatto». Il cliente va via, per ritornare dopo un mese per la prima prova. Durante questo lasso di tempo, alla sartoria Caraceni si dà avvio alle danze per la confezione dell’abito su misura. «Per prima cosa bagniamo delle lunghissime pezze di lino e vi avvolgiamo il tessuto, lasciandolo così per 8, 16 o 24 ore, dipende dal tipo. In questo modo si assesta bene e non subisce cambiamenti durante la lavorazione», spiega Andreacchio. «Passiamo in sala taglio. Stiriamo il tessuto, piazziamo il modello, e lo segniamo con il gesso: per disegnare un davanti ci vuole un quarto d’ora. Quindi si taglia il vestito, il taglio è un’operazione che richiede molta attenzione, perché è da esso che dipende l’assoluta perfezione dell’abito». E non è un caso che il taglio Caraceni nasconda un segreto, che può essere svelato solo a una persona della famiglia, tramandandolo di generazione in generazione. Massimiliano ne è già a conoscenza. «Basta un millimetro a fare la differenza, è il taglio a dare la linea e il bilanciamento di tutto l’abito: richiede una mezz’ora».

Ora è il turno della magazziniera che prepara un pacco con l’occorrente per fare il vestito: gli interni, è tutto naturale, il crine, il canape, il melton, cotoni per le tasche, fili… avvolge tutto nella stoffa, e il primo lavorante che si libera inizia a confezionare l’abito». Mezz’ora per imbastire il tessuto sull’interno, almeno un paio d’ore per i revers, nel doppiopetto ci vuole di più; terminata l’imbastitura si procede verso la prima prova. «Può durare mezz’ora come anche due, tre ore», serve ai sarti per osservare gli eventuali difetti sui quali poi intervenire: «Non prendiamo misure, bastano i nostri occhi, se serve facciamo dei segni con il gesso». Tra la prima e la seconda prova ci vogliono 10 ore di lavorazione: si riscuce tutto, lo si mette in piano e si procede a sistemare ciò che è stato visto. «Si fa la prova e il cliente qui vede la giacca praticamente finita: ci sono le tasche e le paramonture». ……PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE