La danza della precisione

Viaggio al centro del tourbillon, complicazione orologiera
che ha nobilitato il mondo del tempo. Brevettato
a inizio ’800 da Breguet, ha fatto incontrare l’eccellenza della meccanica con i virtuosismi estetici. Le sue evoluzioni
oggi possono essere ammirate su modelli che vanno da poche a molte centinaia di migliaia di euro, senza però
rinunciare alle prestazioni. Ma allora, che cosa fa la differenza?

testo di Alberto Uglietti

Tempi moderni. Una definizione che ben si adatta a descrivere lo sviluppo che ha interessato, in special modo nelle recenti stagioni, una delle complicazioni orologiere più affascinanti: il tourbillon. Finora sogno irraggiungibile di molti cultori dell’orologeria, negli ultimi anni, grazie all’ingegnerizzazione e all’utilizzo di attrezzature sempre più sofisticate che hanno consentito di migliorarne notevolmente le qualità meccaniche, il tourbillon è diventato, in alcuni casi, «raggiungibile». Si parla comunque sempre di qualche migliaia di euro, ma le economie di scala contemporanee, inimmaginabili sino a pochi lustri addietro, hanno consentito all’orologeria di ottenere questo miracolo, con tourbillon di qualità progettati secondo logiche che premiano pertanto i grandi numeri, senza compromettere in alcun modo le prestazioni. Certo, esistono però diverse Case e alcuni artigiani che privilegiano l’artistica bellezza del gesto del maestro orologiaio, le lavorazioni manuali senza compromessi e una cura del dettaglio maniacale. Piccoli capolavori da polso che, come si può immaginare, richiedono investimenti notevoli in termini di savoir-faire e, di conseguenza, un esborso economico in linea con tali principi manifatturieri. In entrambi i casi, il brivido di indossare il tourbillon è garantito.

Complicazione, o meglio elegante dispositivo meccanico, il tourbillon ha oltre due secoli di storia, essendo stato introdotto all’inizio dell’800 da Abraham-Louis Breguet. Considerato unanimemente il Leonardo da Vinci dell’orologeria, inventore di soluzioni tecniche di eccezionale fascino ancora oggi utilizzate dalla moderna industria delle lancette, Breguet era costantemente alla ricerca di sistemi in grado di migliorare le performance cronometriche dei segnatempo che portavano il suo nome. Una delle problematiche irrisolte riguardava l’incapacità di tarare in maniera qualificante il sistema bilanciere-spirale, se non con l’orologio in posizione assolutamente statica: praticamente impossibile, dunque, nei modelli da tasca e, ancora peggio, con quelli da polso. Portando l’orologio nel panciotto, come si usava specie nell’800, la regolazione era soggetta a variazioni dovute alle differenti posizioni che esso assumeva durante l’uso. Indossandolo al polso, il continuo movimento cui è sottoposto l’orologio viene segnalato da scarti di marcia che, nei manufatti di ottima qualità, sono compresi tra i 2 e i 10 secondi al giorno.

Un effetto dovuto all’azione della forza gravitazionale terrestre sull’organo regolatore; per ovviare a tale inconveniente, Breguet escogitò un metodo geniale per intuito, piuttosto difficile per costruzione.Inserendo il bilanciere-spirale e lo scappamento (formato dalla ruota di scappamento e dall’ancora) all’interno di una gabbia mobile, contraddistinta da una rotazione costante, le variazioni di marcia tendono ad annullarsi, o perlomeno ad attenuarsi in maniera considerevole. Il 26 giugno 1801, corrispondente al 7 Messidoro dell’anno IX del calendario repubblicano, allora in auge dopo la Rivoluzione francese che aveva decapitato la monarchia in terra transalpina, Abraham-Louis Breguet depositò il brevetto per un nuovo tipo di regolatore con queste caratteristiche denominato, appunto, tourbillon. Una complicazione raffinata da un punto di vista intellettuale, molto complessa in ambito meccanico, in quanto ogni elemento del tourbillon richiede un equilibrio dinamico eccezionale, basato su spessori infinitesimali e una massa totale di qualche grammo. .………PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO ACQUISTA IL MAGAZINE